Lavoro da 7 anni nel mondo della crescita personale, i miei clienti sono mediamente imprenditori e professionisti che vogliono più risultati in quello che fanno. Solitamente però lo scetticismo regna sovrano rispetto a quello che io e i miei colleghi facciamo.

Qualcuno ha avuto esperienze di network, dove una parte della formazione canonica viene usata per vendere questo o quell’altro prodotto e magari anche nel giusto modo. Niente di male ma non è quello che io faccio. Qualcun altro ci associa a forme strane di club o peggio ancora collega la nostra figura a Scientology o sette varie ed eventuali, niente di più sbagliato e lontano da quello che facciamo. E poi ci sono quelli che giustamente ci/mi chiamano Coach.

L’appellativo è corretto, se per Coach si intende colui che ti guida verso un risultato. Ma io non credo nella figura del Coach!

Si lo so, suona strano, perché potresti pensare “Ma come, è il tuo ruolo e non ci credi? È un contraddizione in termini!!”. La verità però è che io non credo nella figura del Coach per come viene spesso intesa ed interpretata, ecco perché:

 

1 – Nessuno può fare qualcosa al posto tuo.

Talvolta ci si rivolge al Coach perché faccia per me qualcosa che io non so fare, o che ho deciso di delegare a un professionista. Magari per gestire meglio il mio Team o la mia azienda o essere più performante. Allora mi affido a qualcuno che ritengo competente o che mi convince abilmente di esserlo, perché mi aiuti a decidere, motivi il mio Team o mi aiuti a guidare me stesso, insomma, mi alleggerisca il carico di cose da fare, una spalla sulla quale poggiarmi. La verità però è che: non puoi sottrarti ai tuoi doveri, non puoi cercare scorciatoie, alcune cose DEVI farle e non c’è via di scampo. È oggettivamente bello, piacevole e in effetti dà un grande sollievo affidarsi a persone esperte che possano, forse in alcuni contesti, decidere per te ma… non assumersi la responsabilità delle proprie scelte è quanto di più lontano possa esserci dalla crescita personale e professionale.

Alcune decisioni sono impegnative e a volte chiedere “aiuto” è la via più semplice e forse anche utile. C’è però una grande differenza tra chiedere aiuto e riporre nelle mani di qualcun altro i propri risultati. Qualcuno a volte mi chiede un coach per motivare il suo team. Bene, ma poi, quando il coach sarà andato via, se non impari tu a gestire il tuo Team, se non impara il team stesso a creare i presupposti per funzionare in autonomia, come pensi di cavartela?

“Beh sì ma io delego, a ognuno il suo lavoro, non faccio mica il motivatore io!! Chiamo qualcuno del mestiere e lo faccio fare a lui!!” Ok, ok, a ognuno il suo, giusto. Solo che devi decidere se affidarti alle mani di un esperto per tappare momentaneamente un buco (sappi però che tra qualche mese saremo punto e a capo e dovrai chiamarlo ancora) oppure chiedere a dei professionisti di spiegarti come guidare efficacemente un team una volta per tutte.

 

2 – Se non hai le abilità, le competenze necessarie o la voglia di acquisirle, nessun Coach potrà fare molto per te.

Il Coach può essere il più bravo sulla faccia della terra, ma se ti mancano alcune competenze, alcune abilità, alcune conoscenze oggettive… essere motivato, saper guidare te stesso, comunicare efficacemente ecc. non basterà!

“Ma io ho le competenze, figurati! Faccio questo lavoro da un trilione di anni!”. Vero, non so però se ti sei accorto che il mondo è cambiato, il mercato è cambiato, il modo di lavorare è cambiato e i risultati non sono gli stessi di sempre a parità di impegno. Per cui, per quanto tu sia esperto nel tuo campo, o continui a studiare, a formarti senza sosta o…sei destinato a “morire” professionalmente… O in alternativa a raccogliere le briciole.

Chiaro che vale anche il contrario, se sei competente ma non sai come gestire alcune dinamiche, siamo al punto di partenza, ma… le tue competenze vengono prima di ogni cosa e quelle non le impari su un libro, e a volte neanche il campo pratico è sufficiente: si amico mio, bisogna studiare e studiare, formarsi e allenarsi e nessuno può farlo per te.

 

3 – Nessun Coach può dirti cosa devi fare e darti il giusto consiglio.

Diciamoci la verità: a volte gli impegni, le responsabilità, gli affanni della vita sono davvero troppi e l’idea di avere qualcuno che ci indichi la “giusta via”… è davvero un bel sollievo! Ma il lavoro è tuo, la vita è tua, le scelte spettano a te e no, non puoi delegare alcune cose, quelle che contano davvero spettano a te soltanto Anche perché l’esperienza acquisita nel tuo lavoro, nella tua azienda, le hai tu e non certo il tuo Coach per quanto meraviglioso possa essere. Solo che se non sai come gestire efficacemente alcune cose, te stesso in primis ad esempio (l’efficacia è determinata da un solo parametro: il risultato finale), devi conoscere cose nuove, allenare il più possibile le tue competenze, saperle guidare nella direzione che hai scelto con metodo e strategia.

 

4 – Non ti serve un Coach che ti dica cosa fare ma qualcuno che te lo faccia fare.

Conoscere le cose serve a poco se poi non le applichi. Conosco davvero tanta gente che in teoria conosce tutto. Magari ha fatto un sacco di corsi e conosce a menadito tutte le tecniche del mondo. Sa cosa bisognerebbe fare, ma… tra il dire e il fare, c’è di mezzo: il fare! Non hai bisogno di qualcuno che ti dica cosa fare ma di un processo che ti permetta di allenare comportamenti e strategie nuove.

Il processo va creato e solo quello ti permetterà di avere un sistema che funzioni e che ti porti i risultati che vuoi. Quindi no, non ti occorre il Coach che ti dica cosa fare perché lui tutto sa e tutto può (non è così, del tuo lavoro tu sai molto più di lui), ma un bravo allenatore che ti aiuti a creare quel processo, che ti guidi per vedere le cose dall’esterno e verificare se la TUA strategia è funzionale a ottenere quello che vuoi davvero.

 

5 – Non hai bisogno del Personal Coach e delle sedute individuali, “perché così lavoro meglio”.

Non so quanta gente spesso mi chieda: “Il percorso con tutti gli altri non mi interessa, possiamo fare solo incontri individuali?” L’ultima volta a chiedermelo è stato un importante imprenditore di fama nazionale, disposto a spendere qualunque cifra per avere il suo personale Coach. Certo io ci avrei guadagnato benone, ma lui no, perché per quanto io possa essere brava, né io né nessun altro al mondo può sottrarsi a cose che solo lui può gestire e DEVE imparare a fare. Per questo occorre un processo che gli insegni alcuni aspetti fondamentali, che glieli faccia allenare e che solo dopo, con l’aiuto di un esperto, possa calibrare al meglio su se stesso. “Sì ok, ma io non posso fare questo processo individualmente con il mio Coach?”. No, se vuoi davvero che il tuo percorso sia efficace. Il confronto con gli altri ci permette di far arrivare le cose in modo differente e molto più efficace nel tempo.

 

6 – Nella vita non conta quello che SAI ma quello che FAI con quello che sai.

Quanto applichi di tutto ciò che hai appreso, letto, conosciuto, sperimentato? Qualunque sia la risposta: Non è abbastanza! Puoi fare di più e non perché “se vuoi puoi” ma perché la tua mente ha bisogno di creare nuovi processi, nuove sinapsi, nuove abitudini comportamentali. Di gente che “le sa tutte” ce ne sono fin troppe, se vuoi essere tra quelli leggi più che puoi, confrontati e ascolta i consigli dei tuoi mentori.

Prima di diventare abile davvero occorre tanto allenamento pratico, allenamento di quelle nuove strategie che hai capito ma che… ancora non ti appartengono davvero e che per farle tue, devi ripetere finché una parte di te non le farà in automatico con totale naturalezza. Solo questo ti potrà condurre a risultati nuovi e migliori. Se vuoi risultati reali, cambiamenti duraturi… allora studia davvero, impara alcune cose e ALLENALE!! SOLO l’allenamento dopo l’apprendimento, crea RISULTATI nuovi e VERI.

 

In conclusione, non credo nei Coach per come spesso vengono considerati. Lui non può e non deve sostituirsi a te, alla tua mente, se accade c’è qualcosa che non sta funzionando. Credo piuttosto nei percorsi, nelle palestre dove impari qualcosa, lo alleni fino a farlo tuo. All’interno di questo, credo in quella figura che coadiuva il percorso, guardando dall’esterno la situazione, con le competenze e la professionalità giuste, ti aiuti a valutare altri aspetti e ti guidi a prendere le tue decisioni, a scegliere le tue strategie e ad agire con determinazione. È per questo che il programma che utilizziamo da 9 anni, in 19 città italiane, ha così tanto successo tra i nostri corsisti, perché tiene ben conto di questo principio.

Ricorda: il compito del Coach è solo di supporto, il resto, amico mio, è nelle tue mani. 🙂

Gabriella Rania

Per approfondire queste tematiche, e conoscere più da vicino i nostri prossimi appuntamenti, naviga il mio sito-blog personale! Troverai contenuti utili da scaricare, immagini degli eventi e molto altro…!!

Lavoro con imprenditori e professionisti da molto tempo ormai e ho vissuto con loro questi ultimi anni di grandi cambiamenti vedendo davvero di tutto.

Ho visto gente chiudere la propria attività, ho visto gente cambiare completamente settore, ho visto altri sopravvivere alla meno peggio e ho visto qualcuno fare un grande salto di qualità.

Mediamente però vedo un po’ di sconforto.

Il mondo del lavoro è diventato una giungla, dove sopravvivere è davvero difficile. La concorrenza è tanta, a volte è spietata, internet è un grande aiuto ma per molti è il grande problema.

Sempre più la gente compra online offrendo prezzi al limite della decenza, il rapporto umano si è ridotto, la gente ha meno soldi da spendere, lo stato non agevola di sicuro un libero professionista e men che meno un imprenditore.

Vedo persone che con grande impegno sperimentano strategie nuove, persone spesso anche molto competenti: tuttavia nonostante si facciano un… “gran mazzo”, i guadagni sono assolutamente NON all’altezza.

Qual è la situazione tipica? Persone brave e competenti che fanno tanto, troppo!

Sono i primi ad aprire al mattino e gli ultimi a chiudere la sera. Se stanno male, a lavoro ci vanno comunque perché “l’attività è mia e non posso stare a casa neanche se ho l’influenza!”. Non fanno vacanze da chissà quanto tempo perché “non è il momento di pensare alle vacanze”.

Mandano avanti le cose al proprio meglio e a fine mese pagano tutti: fornitori, dipendenti, servizi utilizzati e… se (e solo se) avanza qualcosa, pagano loro stessi, altrimenti “questo mese tiro la cinghia”.

Di fatto, non possono permettersi di “mollare” un po’ la presa senza che questo si ripercuota sull’attività.

E a te? È capitato qualcosa di simile? Oppure sei riuscito a evitare queste situazioni?

Il punto è che, qualunque sia la tua situazione a oggi, se vuoi davvero far decollare la tua attività, devi conoscere e mettere in pratica queste 3 Regole:

 

1 – ASSUMITI LA RESPONSABILITÀ

Certo c’è la crisi, e io non ti dirò che è un’opportunità, perché non è così. O meglio, forse lo è ma solo per qualcuno. La verità è che questo mercato in cambiamento rompe le scatole a tante situazioni. È vero, il mercato è uno schifo, lo Stato peggio che peggio, i politici di sicuro non pensano a te, e anche Dio sembra essersi dimenticato di un… povero tapino quale ti senti..!!

Ok e quindi?

Se vuoi aspettare che lo Stato e i politici facciano qualcosa per te, incrocia le dita…. Ma fossi in te, terrei una mano libera per parare i colpi. Puoi sempre aspettare che la crisi passi… Oppure pregare.

Assumersi la responsabilità non significa che sia colpa tua se le cose sono cambiate e quello che prima funzionava alla grande oggi non funziona più..!! Significa piuttosto porsi la domanda “COME IO posso cambiare questa situazione?” “COSA IO posso fare per ottenere il risultato che voglio?”

In entrambi i casi c’è una parolina ricorrente: “IO”.

Quindi non aspetto che accada qualcosa, non spreco la mia energia ad arrabbiarmi con “lo Stato che mi ostacola”, con i politici perché “è tutto un magna-magna” o con Dio che “non mi ama abbastanza”.

E sai perché? Perché non serve!!

Lagnarti non cambierà le cose. Anzi, se non la pianti subito di lagnarti e non fai qualcosa di efficace, fai la fine di tanti che in questo momento stanno chiudendo i battenti o in alternativa… raccolgono le briciole.

Se sei tra quelli che amano lagnarsi e basta, o amano le briciole perché nel profondo si sentono più simili a un passerotto… allora puoi anche interrompere qui la tua lettura. Risparmia tempo, non andare oltre.

Se invece non è così, allora ho ancora un paio di cose da dirti.

Ok. Hai deciso che vuoi assumertene la Responsabilità? Bene! Andiamo avanti.

 

2 – Impara a COMUNICARE in maniera EFFICACE

Che non significa impara a parlare correttamente l’italiano e usare bene i congiuntivi (ecco magari quello fallo a prescindere) ma impara a far sì che quello che dici arrivi esattamente come vuoi farlo arrivare. Impara a farti seguire dal tuo team, dai tuoi clienti e dal mercato intorno a te.

Sei già bravo? Benissimo. Ma la domanda non è quanto sei bravo. Ma quanto gli altri ti ascoltano e fanno poi quanto chiedi. E non provare a dirmi che se gli altri ti ascoltano o meno non dipende da te, altrimenti ti rimando al punto 1 🙂

L’efficacia la misuri con un unico parametro: il RISULTATO. Il risultato è sempre quello che vuoi? Se la risposta è SÌ, allora sai essere efficace. Se la risposta è NI… allora possiamo lavorarci… e forse dobbiamo farlo anche velocemente.

Acquisire abilità comunicative di alto livello è importante. Ci sono situazioni in cui è davvero difficile, perché magari si tratta di familiari, di persone importanti, e in certi casi perdiamo efficacia. Ecco perché devi imparare a essere particolarmente abile!

 

3 – RAGIONA in maniera DIFFERENTE!

Follia è fare sempre la stessa cosa aspettandosi risultati diversi” (Albert Einstein).

Fino a poco tempo fa valeva il concetto per il quale “se fai le cose come le hai sempre fatte, ottieni i risultati di sempre”. Oggi non vale più neanche quello. Prova infatti a gestire la tua attività come la gestivi 20 anni fa… I risultati saranno gli stessi di 20 anni fa? Col Cavolo!!!!

Oggi sei costretto a inventartene una al giorno per cambiare le cose!!

Probabilmente saprai che la nostra mente fa naturale resistenza al cambiamento, lavora per abitudini e ripete meccanicamente automatismi acquisiti nel tempo. Lo fa per ottimizzare, per risparmiare tempo. Peccato che quelle stesse abitudini spesso diventino il vero limite nel momento in cui ti impediscono di stravolgere alcuni meccanismi che non funzionano più.

Lo so, lo so, a nessuno piace la parola “stravolgere” perché spaventa. Ma la verità è che se non hai il coraggio di stravolgere quantomeno il tuo modo di ragionare, non puoi sperare che le cose cambino davvero perché il mercato lì fuori non è cambiato: è stravolto..!!!!

Allora, che vogliamo fare? Crogiolarci con il “facciamo del nostro meglio”? È una possibilità.

Puoi anche dirti che “tutto sommato c’è chi sta peggio” e darti un buon motivo per non fare un bel niente. La responsabilità è tua… ma di questo abbiamo già parlato.

E se invece acquisissi strumento e metodo?
Se imparassi a gestire meglio le competenze che già possiedi?
Se imparassi a essere davvero più efficace in ciò che comunichi e quindi nel risultati che ottieni… questo dove ti porterebbe?

Non puoi continuare a investire su tutto tranne che su ciò che conta davvero: te stesso!

Ho a mia volta due attività e, vivendo su questo pianeta come tutti, so bene cosa significhi. Se posso vantare di avere tanto lavoro e tanta qualità di vita, è solo perché queste 3 regole (insieme ad altre cose) le ho imparate e fatte mie. E mi permettono ogni giorno di ottenere risultati importanti, grandi soddisfazioni.

Leggi, studia, impara!

Guardandoti intorno, prendi consapevolezza che o stai al passo con il cambiamento in atto o sei destinato a fallire. Mi dispiace amico mio, non sono io crudele ma il mondo lo è… E se non fai tu qualcosa per te stesso non ti aspettare che lo facciano gli altri… perché non accadrà.

Non sarà la specie più forte a sopravvivere e nemmeno quella più intelligente, ma quella che meglio risponderà al cambiamento” (Charles Darwin)

Puoi sempre vivere nella mediocrità… Lì c’è posto per molti e poi non si sta così male, l’essere umano ha grande capacità di sopportazione del dolore. Certo ci si lamenta, non si può far tutto, solo qualche vacanza di tanto in tanto, si tira un po’ la cinghia ma… la verità è che è la cosa più facile da fare, costa zero, non impegna e non richiede responsabilità.

Oppure puoi imparare ad allenarti (perché le conoscenze valgono zero se poi ne le applichi) e vedere le cose andare in una direzione diversa. Quella che più ti piace.

A te la scelta.

Inizia da queste 3 regole, applicale da subito e…

Buon lavoro! 🙂

Gabriella Rania

 

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[Photo by rawpixel.com on Unsplash]

Proprio ieri pensavo a questo aspetto e oggi voglio dirti qualcosa in più a questo riguardo. Prova a pensare a una situazione nella quale oggi vorresti più risultati. Nel lavoro? Nella vita privata? E in che cosa nello specifico? Con i tuoi colleghi e collaboratori vorresti più partecipazione? Vorresti clienti migliori? Magari invece vuoi migliorare il tuo rapporto con il tuo compagno/a o con qualcun altro.

Pensaci…

Certo, i fattori che entrano in campo sono molteplici. Il tipo di rapporto che hai generato con loro, le tue capacità comunicative e la tua leadership, l’abilità con cui in primis guidi te stesso. Tutte cose importantissime e imprescindibili. Ciò detto, le cose appena menzionate potrebbero non essere sufficienti. Solo se saprai mettere in campo l’ingrediente segreto che sto per svelarti, allora potrai ottenere tanto di quello che vuoi (potrei dire tutto ma non esagero 😉

L’ingrediente è semplice, ma usarlo, lo è un pochino meno. Sei pronto?

FAI SENTIRE IMPORTANTE CHI HAI ACCANTO.

Semplice vero? No. O meglio, lo sarebbe in teoria, nella pratica lo è meno per il seguente motivo. Condizionamento: siamo abituati a notare ciò che non va e meno ciò che va. Una delle caratteristiche del bambino (piccole pillole di Analisi Transazionale) è quella di non sentirsi ok rispetto a un adulto, anche quando vive in una fantastica famiglia piena di amore.
La condizione del Non ok, deriva dal fatto che il bambino, per sua natura, non è autonomo e non può cavarsela nel mondo senza una figura genitoriale di riferimento. Un bambino appena nato ha assoluta necessità di qualcuno che lo nutra, che lo cambi, che si prenda cura di lui. La figura genitoriale di riferimento (mamma, papà, nonni, babysitter o la suora se cresciuti in collegio) sono percepiti dal bambino, come “quelli ok” perché loro possono, conoscono e sanno.

A un certo punto, nella crescita del bambino si sviluppa la parte “adulta” e si crea la necessità di sentirsi ok. Così il bambino inizia a fare le cose in autonomia (un disegno, una capriola, un compito) cercando continuamente approvazione: “Mamma guarda cosa so fare”, “Guarda cosa ho fatto”. Il motivo per cui lo fa è perché vuol sentirsi dire BRAVO. Questo bravo conferma appunto la creazione del mio nuovo stato : “Io sono ok”.

Ma accade, e nemmeno troppo di rado, che la società risponda in modo differente.

“Mamma guarda che bel disegno”. “Smettila con queste sciocchezze e vai a fare i compiti!”
“Guarda cosa so fare” “Ma sei scemo? Non fare così che ti fai male!”

Poi si aggiunge la scuola, dove il sistema prevede che le correzioni (almeno ai miei tempi era così) vengano fatte con la penna rossa su un foglio dove nessuno evidenziava cosa avevi fatto bene, ma solo gli errori, in rosso, così che fossero ben visibili. E d’altra parte, se facevi bene, ti veniva detto che “hai fatto solo il tuo dovere!”

In buona sostanza, siamo spesso stati abituati a sentirci poco ok e a dover continuamente dimostrare quanto valiamo, in primis a noi stessi. È un argomento che affrontiamo nella serata di Analisi Transazionale che dura oltre 3 ore. Dovendo qui fare una super sintesi, il punto è che siamo allenati a notare ciò che non va in noi e negli altri. Di conseguenza, trovare quello che va, dare valore e sottolineare ciò che va bene e fa sentire importante una persona, a volte diventa un compito arduo.

Se siamo severi con noi stessi, diventa difficilissimo notare ciò che facciamo bene e il compito diventa altrettanto impegnativo con gli altri, per il semplice motivo che non ci siamo abituati! Magari ci sforziamo anche, ma… è inutile..!! Le scritte rosse ci balzano agli occhi più facilmente di quelle verdi che nessuno ci sottolineava e che si fa fatica a individuare.

Il problema è che però, non facendolo, inneschiamo un meccanismo poco produttivo e nessuno, se non si sente ok, sarà disposto a fare realmente le cose con entusiasmo e motivazione. Magari esegue un ordine, un comando, perché sei suo Padre o sua Madre, perché ha paura di perderti o perché sei il suo capo, ma non sta scegliendo di seguirti: lo fa perché in qualche modo è “obbligato”.

Se vuoi invece che le cose migliorino davvero, allora devi fare sentire speciale chi hai accanto. E per speciale non intendo dirgli “Bravo!” ma poi aggiungere tutto quello che non va. Comunicagli invece quanto conta per te e quanto apprezzi quello che fa e quello che è. Se riuscirai a far sentire speciale quella persona, non solo sarà molto più stimolata a fare le cose al meglio, ma si creerà un legame speciale con te (perché si sentirà stimato, amato, apprezzato e capito) e sarà anche più propenso ad accettare eventuali future critiche o correzioni.

Vuoi un paio di esercizi che possono esserti di grande aiuto, se fai parte di quelle persone che non sono abituate a notare ciò che va?

1 – Allena il tuo focus. Per 21 giorni prendi un impegno con te stesso e scrivi un elenco, ogni giorno, di 10 cose che di buono ci sono nella tua vita e 10 cose che di buono hai fatto nella giornata. Se stai pensando “ma ogni giorno 10 cose diverse? e dove le trovo!!” allora ti confermo, è l’esercizio perfetto per te.

2 – Questo secondo esercizio è fisico: prendi la tua mano destra e porta il palmo sulla spalla sinistra. Fatto? Adesso datti qualche pacca e ripeti ad alta voce” BRAVO”. Ci scherzo su, ma davvero: impara a dirti bravo, ricordati quanto vali e comportati con rispetto per te. Sii speciale prima di tutto per te stesso, farlo con gli altri sarà una naturale conseguenza, così come i risultati. Provare per credere…

Buon lavoro! 🙂

Gabriella Rania

 

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Diciamoci la verità: a tutti piace piacere. Sento spesso le persone descrivere se stesse con frasi del tipo “sono troppo buono”, “faccio così perché ho un grande cuore”, “non so dire di no”, “sono fondamentalmente una persona sensibile, mi dispiace e quindi faccio questo o quello” e ancora “evito i conflitti perché amo il quieto vivere”.

E tu come la pensi? Ti riconosci in queste frasi o ci hai rivisto qualcuno che conosci? Ti svelo una cosa: NON È VERO NULLA!

O meglio, non sto dicendo che tu o la persona alla quale hai pensato non siate buoni, sensibili ecc. Ma la verità, la Vera verità è un’altra: abbiamo bisogno di piacere, di essere Accettai/Amati. È normalissimo, fa parte del gioco. Siamo nati per vivere in gruppo non in solitaria. L’essere umano nasce in “branco” come molte altre specie animali, ha la necessità di fare squadra, di collaborare e cooperare: per questo ha la necessità di creare buone relazioni. L’animale escluso dal branco, va incontro a morte certa.

Per cui, relazionarsi con gli altri, non è una moda dell’ultimo millennio, della persona evoluta, ma una necessità della specie. Ha a che fare, in origine, con la sopravvivenza. Essere accettati è ancestralmente collegato a vivere o morire.

Accettazione = Vita

A questo, si aggiunge il Bisogno di Amore, altrimenti detto: Connection. Chi ha frequentato il nostro Emotional Fitness sa bene di cosa parlo e conosce bene anche gli altri 5 bisogni primari che ogni essere umano ha. L’Amore è uno di questi. Per amore, non si intende solo quello tra genitore-figlio o tra una coppia. Parliamo di un legame che appaga e ci fa sentire appunto “connessi” con le altre persone.

È un bisogno che TUTTI abbiamo. Posto quindi che tutti abbiamo bisogno di amore (dare e ricevere), che tutti abbiamo la necessità di creare buone relazioni ecc, qual è quindi il problema? Dov’è l’inghippo?

Il problema nasce quando questo bisogno, diventa “ossessivo” o quando più semplicemente, viene soddisfatto nel modo sbagliato. Un esempio? “Voglio essere amato, accettato, ben voluto. Dunque, pur di non creare uno scontro, evito di affrontare un problema, di dire la mia, di far valere i miei diritti, perché TEMO che questo possa generare distacco, allontanamento”. Temo di non essere amato.

Così passiamo dall’essere disponibili, all’essere a disposizione. Dal prenderci cura degli altri, al pensare più agli altri che a noi stessi. Ma non per bontà. Quello è quanto ci raccontiamo. La verità, quella che prima ho chiamato “Vera verità”, è che abbiamo PAURA di non piacere e quindi di non essere amati, accettati.

Uso il termine “vera verità” perché è quella più profonda. Quella che spesso nascondiamo a noi stessi. Pensaci: è molto più semplice e bello raccontarmi che il problema è la mia troppa bontà, anziché ammettere a me stesso che ho paura. Perché questa è l’era del coraggio. Dove le paure non sono ammesse e tutti siamo o dobbiamo essere dei super eroi. Giusto? Sbagliato!

Il coraggio più grande è accettare le paure, per poi affrontarle. Quindi non sappiamo dire di no perché temiamo in cuor nostro che questo possa non farci apparire “buoni” agli occhi degli altri. Non affrontiamo delle discordie non perché siamo pacifici, ma perché temiamo di non saperle gestire e quindi di perdere quella connessione. E così tutto il resto. Ora i punti sono 2.

  • 1) NON SI PUÒ PIACERE A TUTTI

Non è proprio possibile. Il motivo è tecnico e te lo spiegherò, tra pochissimo, ma prima leggi questa storia Iraniana intitolata “Il Vecchio e il Bambino”:

 

“Nella favolosa città di Teheran si sta svolgendo un censimento sulla popolazione e tutti i cittadini vi si devono recare per certificare la loro esistenza. Un vecchio con il nipotino, abitanti sulle montagne, in un villaggio molto lontano dalla capitale, si preparano per fare questo lungo viaggio. A disposizione hanno un solo asinello.

Pian piano si incamminano, per potersi presentare ai funzionari addetti al censimento. Mentre il bambino è seduto sul dorso dell’asino e il vecchio gli cammina accanto, incontrano un gruppo di persone e dopo averle superate, quando queste si allontanano, il vecchio percepisce i loro commenti: “Guarda come è maleducato quel bambino: lui sta sull’asino, mentre il vecchio che ha le gambe stanche, cammina a piedi…”. Il vecchio non dice nulla, fa scendere il bambino e sale sull’asino.

Incontrano un altro gruppo di persone e dopo averle superate, di nuovo sente dei commenti: “Guarda quel secchione, che egoista, con un bambino così piccolo, con le gambe così corte, lui sta sull’asino e il povero bimbo, deve corrergli appresso….” Il vecchio, non commenta, ma prende il bambino, facendolo sedere sul dorso dell’asino vicino a sé.

Incontrano un altro gruppo di persone e dopo averle superare, sente nuovamente dei commenti: “Hai visto quei due lì? Con un asinello così piccolo, gli stanno sopra entrambi, finiranno per sfiancarlo…”. Il vecchio, ancora una volta non dice nulla, ma prende il bambino per mano, scendendo dall’asino e insieme si incamminano a piedi.

Dopo qualche chilometro incontrano ancora delle persone che li salutano, ma mentre si allontanano queste commentano ridacchiando: “Avete visto quei due lì? Devono essere proprio stupidi! Hanno un asino a disposizione e vanno a piedi…”

 

Capito il messaggio? Qualunque cosa farai, qualunque accortezza avrai, troverai SEMPRE qualcuno che avrebbe fatto in maniera diversa e che, probabilmente, è pronto a darti lezioni di vita e al quale, il tuo modo non piace!

Ora eccoti anche il motivo tecnico:

  • 2) Ognuno di noi ha il proprio Modello Del Mondo

Il Modello del mondo è il nostro modo di filtrare la realtà che ci circonda (è un argomento ampio, mi limiterò a farne una sintesi veloce, perché tu possa capire cosa intendo). Ognuno di noi ha le sue regole, i suoi valori, il suo modo di valutare ciò che ritiene giusto e ciò che reputa sbagliato. Secondo cosa? Secondo appunto, il nostro modello del mondo, che è frutto soprattutto di educazione ed esperienze. Pertanto ognuno ha il suo.

Non si può piacere a tutti perché ognuno di noi ha il suo Modello, i valori in cui credere, cos’ è giusto e cos’è sbagliato, cosa va fatto e cosa no. Un po’ come nella storiella Iraniana: qualunque cosa farai o non farai potresti non piacere, fattene una ragione.

Ciò non significa “allora faccio un po’ come mi pare, tanto potrei non piacere comunque”, perché ti ricordo che tra il bianco e il nero, ci sono infinite sfumature di colori. Pertanto, la cosa che più conta è non agire in funzione del bisogno assoluto di piacere, essere accettati!

In chiusura, ritengo utile segnalarti una piccola “dritta” a riguardo. Inizia accettando ogni parte di te. Anche quella che non è esattamente come vorresti. Inizia smettendo di giudicarti per ogni cosa che non è fatta alla perfezione e liberati da quei comportamenti che – solo perché vuoi sentirti accettato – finiscono per diventare improduttivi per te! Gli altri, è la mia personale esperienza di coach, ti accetteranno molto di più se non agirai in funzione di questo.

Gabriella Rania

 

Per approfondire queste tematiche, e conoscere più da vicino i nostri prossimi appuntamenti, naviga il mio sito-blog personale! Troverai contenuti utili da scaricare, immagini degli eventi e molto altro…!!

L’obiettivo di quello che faccio è aiutare le persone ad ottenere ancora più risultati, sia in ambito personale che professionale.

Che tu sia un grande imprenditore o un impiegato, che tu abbia già ottenuto tutto ciò che ti eri prefissato oppure magari, non proprio tutto, se vuoi capire come migliorare ancora di più, essere più produttivo in meno tempo, avere più equilibrio tra area personale ed area professionale, comunicare in maniera più efficace, gestire un team, migliorare il rapporto con le persone per te importanti (socio, collaboratori, figli, coniuge, amici ecc), gestire meglio il tempo, la leadership, gestire le emozioni o qualunque altro tipo di obiettivo, allora posso aiutarti!…Lo so casa stai pensando e no…non sono nè presuntuosa nè maga, la cosa è più semplice di quanto pensi!

Per poter gestire quanto detto sopra sono necessarie 2 cose: saper gestire se stessi e comunicare in maniera efficace ( è vero, questo é meno semplice, ma tutto ciò che non conosciamo appare difficile all’inizio). In queste due cose é racchiuso tutto!

A volte lo facciamo ed altre volte invece non ci riesce così bene farlo…come mai?

Semplice: non siamo consapevoli di ciò che ci ha permesso di ottenere quel dato risultato, così replicarlo diventa quasi impossibile.

Attraverso la PNL e la Comunicazione (in particolar modo verso noi stessi) si può imparare davvero ad essere molto più produttivi ed efficaci con semplicità.

Ma non credere mai a ciò che ti viene detto…neanche da me.

Tocca con mano!

La Sfida dei 90 minuti è un incontro individuale durante il quale potrai fare un’analisi di ciò che davvero vorresti migliorare ancora di più (anche ciò che va Benissimo può sempre essere migliorato) e di quali obiettivi vorresti raggiungere, per capire concretamente cosa a volte ti ha impedito di ottenerli, ed in che modo, attraverso quello che facciamo, raggiungerli concretamente. Ma soprattutto darti gli strumenti affinché tu possa gestire te stesso al tuo meglio.

É un’ora che dedichi a te stesso!

Per aver la possibilità di usufruire di questi 90 minuti gratuitamente, compila i campi che trovi di seguito e verrai ricontattato al più presto.

Nel frattempo ti invito a pensare e magari appuntartelo, se può aiutarti, a tutto ciò che vorresti ottenere come risultato e tutto ciò che vorresti migliorare ancora di più…

Ti auguro di essere ambizioso 😉

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