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Mentre la Serie A si avvia a riconquistare la sua leadership di “campionato più seguito al mondo”, analizziamo l’impatto mentale del primo mese di Cristiano Ronaldo nel calcio italiano. Più ancora, facciamo insieme un breve viaggio dietro le quinte della sua mente, attraverso i vari livelli di pensiero, così come concepiti e teorizzati da Robert Dilts, padre della Programmazione Neuro Linguistica.

Nell’identità attuale di CR7 – costruita pezzo dopo pezzo nel corso della sua carriera in Inghilterra e in Spagna – c’è un misto di talento eccezionale e dedizione al lavoro che lo rendono un protagonista assoluto. E contemporaneamente, un esempio per compagni di squadra, avversari e giovani calciatori in cerca di un modello vincente. Nella prima gara contro il Chievo, tutta la squadra bianconera non ha mollato fino all’ultimo secondo (la vittoria è arrivata solo a un minuto dalla fine), seguendo in qualche modo la scia vincente generata dalla mentalità del campione portoghese.

Prima di risalire verso i contorni della sua identità mentale (cosa pensa di essere, come si percepisce) dobbiamo necessariamente iniziare dal gradino più basso: l’Ambiente con la A maiuscola e l’influenza che ha avuto su di lui durante i primi anni di vita. Il contesto in cui è cresciuto, come uomo e come calciatore, lo hanno di certo spinto verso una riscossa sociale. Dall’autobiografia scritta da Dolores Aveiro, madre di Cristiano, emerge un terreno d’infanzia estremamente povero. La donna racconta di aver addirittura pensato di abortire aspettando il quarto figlio, un’altra bocca da sfamare… Per fortuna poi Cristiano è nato ed è diventato chi sappiamo!

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Una famiglia numerosa, dunque, che lo ha protetto e coccolato fino all’età di dodici anni, quando il ragazzo decide di andarsene di casa per trasferirsi a Lisbona e giocare nelle giovanili dello Sporting. Nel corso degli anni, per ricreare quel contesto che risolve i suoi bisogni di sicurezza, CR7 ha ridisegnato intorno a sé una famiglia altrettanto numerosa. Nel 2010 annuncia la nascita del suo primogenito, decidendo di non rivelare il nome della madre e di assumere la custodia esclusiva del bambino. Nel giugno 2017 diventa padre di due gemelli, un maschio e una femmina, nati da madre surrogata, mentre il 12 novembre 2017 nasce l’ultima figlia, Alana Martina, avuta da Georgina Rodriguez, sua compagna dal 2016.

Quando si parla di Ambiente e Identità, anche il battesimo ha una sua importanza. Il nome Cristiano è dovuto alla fede cristiana della madre, mentre il secondo nome, Ronaldo, fu scelto in onore di Ronald Reagan, attore preferito del padre (José Dinis Aveiro, morto nel 2005 in seguito a problemi di alcolismo) e presidente degli Stati Uniti a quell’epoca.

Sempre per tornare a Dilts, nel consolidare la propria identità si attraversa un processo – spesso inconsapevole – dove si risponde ad alcune domande. Nel passaggio da adolescente a uomo, Cristiano ha dovuto chiedersi “Chi sono adesso? Cosa mi piace di ciò che sono adesso? E cosa invece non mi piace di ciò che sono?”. Per poi passare al successivo “Chi non voglio diventare? Chi voglio invece diventare?”.

 

Il lavoro di Ronaldo per rinforzare l’identità

Visto il terreno di partenza (povertà, visione ristretta, alcolismo del padre) è probabile che il ragazzo, per rinforzare una propria identità, abbia scelto di lavorare mentalmente (e non solo) su alcuni aspetti. Vediamone alcuni.

  • Cristiano si è focalizzato su modelli appartenenti al mondo del calcio. I più ispiranti per lui pare siano stati l’irlandese George Best, il francese Eric Cantona e l’inglese David Beckham. Tre campioni ispirati dal genio creativo, dall’uscire fuori dalla zona di comfort e dal senso estetico dello sport. Seguendo le gesta dei tre, Cristiano ha introiettato alcuni valori come la leadership (tutti e tre sono stati celebrati in campo e venerati da milioni di tifosi a diverse latitudini) e la capacità di sorprendere e stupire, sia gli avversari che il pubblico.
  • Nel passaggio al Manchester United, sotto le grinfie di Sir Alex Ferguson, Ronaldo ha maturato il suo proposito più ambizioso, la sua mission da professionista: voler diventare il miglior calciatore del mondo. Il valore legato alla leadership si rafforza proprio grazie a Ferguson, che ne intuisce le incredibili potenzialità mentali, facendogli rivedere senza sosta decine di videocassette della Juventus di Capello, per imparare cosa significhi “avere sempre fame di vittorie”.
  • Prima di chiudere il cerchio con l’approdo alla Juventus di Massimiliano Allegri, CR7 passa per alcune stagioni al Real Madrid – la scuola di leadership calcistica fra le migliori al mondo – arricchendo così il suo bagaglio tecnico, atletico e mentale. Grazie alla filosofia del lavoro duro e degli allenamenti martellanti, Ronaldo acquisisce doti atletiche fuori dal normale, una fisicità che accompagna e facilita qualunque gesto tecnico. Ricordate i suoi famosi gol in rovesciata?
  • Ma il suo vero talento, affinato alla scuola Real dei galácticos, diventerà quello che gli allenatori di mezzo mondo chiamano “l’istinto mentale del killer”: ovvero quella rapidità intuitiva, quel tempismo di pensiero che scardina le difese e gli fa segnare valanghe di reti. Non si vincono 5 Champions League (1 con Manchester UTD e 4 col Real Madrid), 5 campionati (3 in Premier e 2 in Spagna) e 5 Palloni d’oro se non hai l’istinto mentale del killer.

 

L’impatto di CR7 con l’Italia

E poi nel 2018, in un giorno qualsiasi di luglio, ecco i media annunciare impazziti la conclusione dell’accordo con la Juve di Agnelli, il suo passaggio ufficiale alla corte bianconera. Qui in chiave mental coaching è interessante osservare l’impatto mediatico, in attesa di registrare quello calcistico con il procedere del campionato.

Lo stile della società juventina lo conosciamo: sobrio, minimale, senza fuochi d’artificio o entusiasmi fuori posto. È pur vero che, facendo un’eccezione alla regola, l’intera città di Torino, solitamente fredda nelle manifestazioni pubbliche di gioia, questa volta ha rotto i confini dell’understatement celebrando la notizia di CR7 con timide esultanze (e frenetici acquisti di magliette bianconere con il numero 7).

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I media da parte loro si sono tuffati a pesce in questa atmosfera che ha rilanciato il campionato di Serie A, specialmente in un’estate rimasta orfana della Nazionale azzurra dopo l’esclusione dai Mondiali di calcio. Via libera dunque a una valanga di curiosità su passato-presente-futuro di CR7, l’uomo-azienda che di colpo fa esplodere il marketing e fa vendere ai giornali migliaia di copie in più.

Se sei un giovane calciatore, e vuoi prendere spunto dal modello-Ronaldo, può essere interessante focalizzarsi su alcuni punti di forza (fisici e mentali). Il Cristiano Ronaldo che abbiamo conosciuto in queste prime settimane di allenamenti juventini porta con sé:

  1. Una determinazione fuori dalla norma, che si trasforma in Ambizione con la A maiuscola. Cristiano ha sviluppato numerose credenze positive su se stesso, sa dove può arrivare ed è sostenuto dai riferimenti concreti (risultati) che hanno costellato finora la sua carriera.
  2. Costanza maniacale soprattutto nell’alimentazione (proteine, pochi grassi, pochi sfizi legati alla cucina portoghese). Ronaldo fa 6 piccoli pasti al giorno, uno a distanza di 3-4 ore dall’altro per mantenere il metabolismo sempre attivo nonché conservare energia sufficiente a ogni allenamento. A essere banditi dalla tavola sono invece i cibi ricchi di zucchero, mentre l’acqua bevuta a litri gli permette di mantenersi sempre idratato. Alcol manco a parlarne (solo qualche calice di vino rosso in occasioni speciali), così come i cibi preconfezionati.
  3. Stacanovismo negli allenamenti (è sempre il primo ad arrivare, l’ultimo ad andare via). L’esercizio fisico, 5 giorni su 7, prevede anche la palestra tra pesi e cardio: quanto basta per fissare al 7% la massa grassa (decisamente inferiore a quella dei colleghi) accanto all’invidiabile 50% di muscoli. Da qualche tempo il portoghese segue i consigli dell’ex velocista olimpionica Samantha Clayton: nient’altro che corsa extra, accompagnata da sessioni di pilates e lunghe nuotate in piscina. All’elenco si aggiungono sedute di crioterapia (immersione in vasche di acqua ghiacciata) e il rispetto maniacale per il riposo (8 ore di sonno).
  4. Gestione efficace della comunicazione. CR7 non è uomo di polemiche o parole di troppo. Potremmo dire l’opposto di Ibrahimović. Ronaldo parla nelle interviste ufficiali, negli eventi di marketing e sui social media, che lo vedono “campione del mondo di follower totali. Tra Instagram, Facebook e Twitter Ronaldo conta 330 milioni di persone (!) che seguono i suoi aggiornamenti. Una cifra che (piove sul bagnato) porta al giocatore bei soldi: ogni suo post social vale circa 500mila euro!

Come scrive la rivista Wired:

“La Juve non ha comprato solo il miglior giocatore al mondo, ha comprato un brand, che le farà guadagnare milioni di euro, porterà il suo merchandise in tutto il mondo, aumenterà la riconoscibilità della squadra e ne innalzerà il valore, portando i ricavi commerciali a competere con le squadre di Premier League e Liga, che incassano molto di più delle squadre italiane”.

 

I valori come bussola per Cristiano Ronaldo

Eravamo partiti parlando di valori. Noi pensiamo che un campione sportivo del terzo millennio, per restare ai vertici, non possa più solamente basarsi sull’eccellenza tecnica (Maradona e Messi). Cristiano Ronaldo è destinato a diventare sempre più il numero uno in questo sport non solo perché ha edificato un’azienda miliardaria intorno a se stesso. Ciò che lo aiuterà a durare nel tempo è la forza della sua mente, le sue credenze, i valori che sono per lui un solido riferimento.

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Cristiano fuori dal campo partecipa a progetti di solidarietà e fa beneficenza, ma non ne parla, anche quando si tratta di aiutare i bambini di Gaza. Ronaldo ha bisogno intorno a sé di una famiglia che gli ricorda da dove viene e non gli fa mancare il suo affetto, indipendentemente dai luoghi dove lui farà il calciatore. CR7 celebra il suo corpo perché sa che solo attraverso quel mezzo fisico può arrivare continuamente al successo: la scelta di non tatuarsi perché incompatibile con il suo essere donatore di sangue ne è un esempio emblematico.

Arthur Rubinstein, pianista polacco di fama internazionale vissuto fino al 1982, un giorno ha detto: “Non dirmi quanto talento possiedi, dimmi quanto lavori sodo”. Cristiano Ronaldo sarebbe nato solo tre anni dopo la morte del musicista. Ma ha fatto in tempo a sentire l’eco di questa frase. E a farla diventare una credenza potenziante della sua vita da campione.

Roberto Re